Offenbarung

Vieni via oh piccolo umano,

verso le acque l’immenso spiano.

Alla fata la mano darai perché il mondo è più pieno di pianto

di quanto capire potrai.

La scoperta è alquanto possibile.

La nostra Fata Turchina esiste

in un solo e unico luogo:

alla fine del mondo, dove i leoni piangono.

È lì che nascono i sogni.

Cosa si dice al poeta a proposito dei fiori

I

Così, sempre, verso l’azzurro nero
Dove tremola il mare dei topazi,
Funzioneranno nella tua sera
I Gigli, questi clisteri d’estasi!

Nella nostra epoca di sagù,
In cui le Piante son laboriose,
Il Giglio berrà disgusti blu
Nelle tue Prose religiose!

– Il Giglio del signor di Kerdel,
Il Sonetto del milleottocentotrenta,
Il Giglio che si dona al Menestrello
Col garofano e l’amaranto!

Gigli! gigli! Non se ne vedono!
E nel tuo verso, come le maniche
Di peccatrici dal dolce passo,
Sempre fremono questi fiori bianchi!

Sempre, Caro, quando fai il bagno,
La tua camicia dalle ascelle bionde
Si gonfia nella brezza del mattino
Sulle miosòditi immonde!

L’amore non passa ai tuoi dazi
Che i Lillà – oh fandonie!
E le Violette di Bosco,
Sputi zuccherosi di nere Ninfe!…

II

Oh Poeti, se anche aveste
Le Rose, le Rose soffiate,
Rosse sugli steli d’alloro,
E di mille ottave gonfiate!

Quand’anche BANVILLE le facesse nevicare,
Sanguinolente, turbinanti,
Pestando l’occhio folle dello straniero
Dalle letture poco benevole!

Delle vostre foreste e dei vostri prati,
Oh fotografi tanto pacifici!
La Flora è diversa suppergiù
Come dai tappi di caraffe!

Sempre i vegetali Francesi,
Arcigni, tisici, ridicoli,
Dove il ventre dei cani bassotti
Naviga in pace, al crepuscolo;

Sempre, dopo orrendi disegni
Di Loti blu o d’Elianti,
Stampe rosa, soggetti santi
Per giovani comunicande!

L’Ode Asoka quadra con la
Strofa a finestra di sciacquetta;
E di pesanti farfalle lucenti
Che defecano sulla Pratolina.

Vecchia verzura, vecchi galloni!
Oh pasticcini vegetali!
Fantastici fiori di vecchi Saloni!
– Ai maggiolini, non ai crotali,

Questi bambocci vegetali in lacrime
A cui Grandville avrebbe messo le dande,
E che allattarono di colori
Cattive stelle con la visiera!

Sì, le bave delle vostre zampogne
Fanno preziosi glucosi!
– Mucchio di uova fritte in vecchi cappelli,
Gigli, Asoka, Lillà e Rose!…

III

Oh bianco Cacciatore, che corri senza calze
Attraverso la panica Pastura,
Non puoi tu, non devi forse
Conoscere un po’ di botanica?

Faresti succedere, temo,
Ai Grilli rossi le Cantaridi,
L’oro dei Rios all’azzurro del Reno, –
In breve, alle Norvege le Floride:

Ma, Caro, l’Arte adesso non è più
– È la verità – il permettere
All’Eucalipto sorprendente
I costrittori di un esametro;

Ecco!… Come se i Mogani
Servissero, anche nelle nostre Guiane,
Solo ai salti dei cercopitechi,
Al pesante delirio delle liane!

– Insomma, un Fiore, Rosmarino
O Giglio, vivo o morto, vale forse
Un escremento d’uccello marino?
O forse solo un pianto di candela?

– E ti ho detto quello che volevo!
Tu, anche seduto laggiù, in una
Capanna di bambù, – le imposte
Chiuse, le tende di tela bruna, –

Tu intrecceresti fioriture
Degne di Fiumi stravaganti!…
– Poeta! Questi sono argomenti
Non meno risibili che arroganti!

IV

Di’, non le pampas primaverili
Nere di rivolte spaventose,
Ma i tabacchi, le cotoniere!
Di’ gli esotici raccolti!

Di’, bianca fronte che Febo abbronza,
Di quanti dollari è la rendita
Di Pedro Velasquez, Avana;
Caca sul mare di Sorrento

Dove i Cigli si recano a migliaia,
Che le tue strofe siano réclames
Per l’abbattuta dei paletuvieri
Frugati dalle idre e dai marosi!

La tua quartina si tuffa in boschi sanguinanti
E ritorna per proporre agli uomini
Diversi soggetti su zuccheri bianchi,
Su gomme e pettorali!

Che si sappia da Te se le biondezze
Dei Picchi nevosi, verso i Tropici,
Siano dovute a insetti ovipari
O a microscopici licheni!

Trova, o Cacciatore, lo vogliamo,
Qualche robbia profumata
Che la Natura in pantaloni
Faccia sbocciare! – per le nostre Armate!

Trova, ai confini del Bosco che dorme,
I fiori, simili a musi,
Da cui sbavano pomate d’oro
Sui capelli scuri dei Bufali!

Trova, nei folli prati, dove sull’Azzurro
Trema l’argento delle pubescenze,
Calici pieni di Uova di fuoco
Che cuociono fra le essenze!

Trova Cardi di cotone
Che dieci asini dagli occhi di brace
Lavorino per filarne i nodi!
Trova fiori che siano sedie!

Sì, trova nel cuore dei neri filoni
Fiori quasi come pietre, – famose! –
Che verso i loro duri ovari biondi
Abbiano tonsille gemmose!

Servici, o Burlone, tu che puoi,
Sopra un piatto d’argento dorato
Ragù di Gigli sciroppati
Che mordono i nostri cucchiai Alfénidi!

V

Qualcuno dirà il grande Amore,
Ladro di oscure indulgenze:
Ma né Renan, né il gatto Murr
Hanno visto gli Azzurri Tirsi immensi!

Tu, fai scattare nei nostri torpori
Le isterie fra i profumi;
Esaltaci verso i candori
Più candidi delle Marie…

Commerciante! colono! medium!
La Rima sgorgherà, rosa o bianca,
Come un raggio di sodio,
Come un caucciù che si espande!

Dai tuoi neri Poemi, – Giullare!
Bianche, verdi, e rosse diottriche
Che evadono in strani fiori
E farfalle elettriche!

Ecco! È il secolo dell’inferno!
E i pali del telegrafo orneranno,
– Lira dal canto di ferro,
Le tue magnifiche scapole!

Soprattutto, rimaci una versione
Sulla malattia delle patate!
– E per la composizione
Di poemi pieni di mistero
Che saranno letti da Tréguier
A Paramaribò, comprati
I Tomi del signor Figuier,
– Illustrati! – presso Hachette!

Alcide Bava

(Salvador Dalì)

avanti, avanti, avanti, ci vediamo alla fine del mondo

I tried to understand
but I just hurt you instead
and now you’ve given up and said ‘it’s really not worth it’
and I know it must be hard when you’re so forgiving
when I’m always taking and I’m never giving
oh I try to understand
but I just hurt you instead
are you happy now
I tried to open up,
let go but you said I was holding you back
has the last year really been
as bad as that
I know I tend to forget when you’re not there
all I remember is how much you liked it when I
ran my hands through your hair
oh I try to understand
but I just hurt you instead
are you happy now
there’s a tunnel

vedrai

la parola è uno dei
maggiori
possenti miracoli
della esistenza.
può illuminare o
distruggere
menti,
nazioni,
culture.
la parola è pericolosa
e bellissima

e se ti arriverà
lo
saprai
e tu sarai il
piu fortunato
degli umani
nient’altro avrà
importanza e
qualsiasi altra cosa avrà
importanza

diventerai
il centro del
sole
riderai
attraverso i
secoli
e sarà in
te.

(Bukowski)

Il secondo Avvento

Ruotando e roteando nella spirale che sempre più si allarga,
Il falco non può udire il falconiere;
Le cose si dissociano; il centro non può reggere;
E la pura anarchia si rovescia sul mondo,
La torbida marea del sangue dilaga, e in ogni dove
Annega il rito dell’innocenza;
I migliori hanno perso ogni fede, e i peggiori
Si gonfiano d’ardore appassionato.

Certo qualche rivelazione è vicina;
Certo s’approssima il Secondo Avvento.
Il Secondo Avvento! E le parole sono appena dette
Che un’immagine immensa sorta dallo Spiritus Mundi
Mi turba la vista; in qualche luogo nelle sabbie del deserto
Una forma dal corpo di leone e dalla testa d’uomo
Con gli occhi vuoti e impietosi come il sole avanza
Con le sue lente cosce, mentre attorno
Ruotano l’ombre degli sdegnati uccelli del deserto.
Nuovamente la tenebra cade; ma ora so
Che venti secoli di un sonno di pietra
Furono trasformati in incubo da una culla che dondola.
E quale rozza bestia, finalmente giunto al suo tempo avanza
Verso Betlemme per esservi incarnata?

(William Butler Yeats)

Il segno dei tempi

Quando un poeta declama le sue poesie, io so che esse sono merce.
Quando un poeta si mette al tavolo e scrive, io so che finge.
Quando un poeta è acclamato tra le genti, io so che è privo di valore.
Quando un poeta vince un premio, io so che i veri poeti sono altrove.
Quando un poeta è taciuto, penso a te, ed alle tue fandonie.

Guardare da un’altra parte non toglie l’ipocrisia al tuo pensiero.
Hai disonorato tutto ciò in cui pensavi di credere e che mi hai insegnato.
Io sono la voce di uno che sussurra verità e non viene ascoltato.
Io sono uno, che dell’arte poetica ha fatto un canto,
rivelando quanto la Parola possa provenire dal profondo.

Il tempo mi darà ragione, ti lascio squacquerare nella latrina
che acclami come bella nell’oblio della Verità.

Cosa ti rimarrà di tutto questo alla fine dei tuoi giorni?

I santi sono imbavagliati o uccisi, il mondo rifiuta ciò che non è suo.

Alle Parche

Un’estate donatemi, o possenti!
E solo un autunno al mio canto maturo,
poiché il cuore, saziato
di dolce gioco, muoia persuaso.

L’anima che non ebbe in vita il suo diritto
divino non avrà pace neppure
laggiù tra i morti. Ma se mi sarà dato
ciò che mi è santo in cuore, la poesia,

sii benvenuta, pace delle ombre!
Anche se non mi seguirà la cetra
sarò appagato. Avrò vissuto un giorno
come gli Dei, più non chiederò.

(Hölderlin)