INFANZIA

Oh cara Infanzia, in tempi remoti, orfano,
muto dentro il mio viaggio, scrivevo,
pregando che l’amore confortasse
una amara inaccessibile solitudine.

La candela nella mia casa di lenzuola,
la sua luce teneramente tremula,
non mi portavano più indietro
dei ricordi vissuti che in quell’attimo.

La Parigi che era la mia ventura
non ha rivelato un verso, ma vita,
non vagabondavo ma seguivo l’Idea,
facevo nutrimento di esperienza.

Eppure, tornato dentro di me
iniziarono a fiorire le rime sacre
dei pensieri sedimentati dalla logica
della musica e della mia mente celtica.

Così fui Santo, scrittore e poi viandante,
fluì dalla mia mano un poema divino
ebbi in premio il ricordo perduto
e la mia infanzia eroica ebbe termine.

Non rimpiango le soglie delle città,
i comignoli grigi, le terrazze, le tegole,
solo l’innocenza, quella sì, colei la quale
ha commosso il cielo a visitare la terra.

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