avanti, avanti, avanti, ci vediamo alla fine del mondo

I tried to understand
but I just hurt you instead
and now you’ve given up and said ‘it’s really not worth it’
and I know it must be hard when you’re so forgiving
when I’m always taking and I’m never giving
oh I try to understand
but I just hurt you instead
are you happy now
I tried to open up,
let go but you said I was holding you back
has the last year really been
as bad as that
I know I tend to forget when you’re not there
all I remember is how much you liked it when I
ran my hands through your hair
oh I try to understand
but I just hurt you instead
are you happy now
there’s a tunnel

vedrai

la parola è uno dei
maggiori
possenti miracoli
della esistenza.
può illuminare o
distruggere
menti,
nazioni,
culture.
la parola è pericolosa
e bellissima

e se ti arriverà
lo
saprai
e tu sarai il
piu fortunato
degli umani
nient’altro avrà
importanza e
qualsiasi altra cosa avrà
importanza

diventerai
il centro del
sole
riderai
attraverso i
secoli
e sarà in
te.

(Bukowski)

Il segno dei tempi

Quando un poeta declama le sue poesie, io so che esse sono merce.
Quando un poeta si mette al tavolo e scrive, io so che finge.
Quando un poeta è acclamato tra le genti, io so che è privo di valore.
Quando un poeta vince un premio, io so che i veri poeti sono altrove.
Quando un poeta è taciuto, penso a te, ed alle tue fandonie.

Guardare da un’altra parte non toglie l’ipocrisia al tuo pensiero.
Hai disonorato tutto ciò in cui pensavi di credere e che mi hai insegnato.
Io sono la voce di uno che sussurra verità e non viene ascoltato.
Io sono uno, che dell’arte poetica ha fatto un canto,
rivelando quanto la Parola possa provenire dal profondo.

Il tempo mi darà ragione, ti lascio squacquerare nella latrina
che acclami come bella nell’oblio della Verità.

Cosa ti rimarrà di tutto questo alla fine dei tuoi giorni?

I santi sono imbavagliati o uccisi, il mondo rifiuta ciò che non è suo.

non lo sapevo allora, ed è stato un bene

Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. E se anche si trovasse in una prigione; le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga lì la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. È questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’è. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato a essere artista. Allora prenda su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.

“Lettere a un giovane poeta”
Rainer Maria Rilke